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Centodiecimila disoccupati e il 2010 sarà peggiore

Come confermato anche da Bonanni ieri a Padova, la fine della crisi economica è ancora lontana. Il numero dei disoccupati in Veneto cresce, e diminuisce la forbice fra gli uomini e le donne, con queste ultime tuttavia sempre svantaggiate sul mondo del lavoro. «Ci vogliono più ammortizzatori sociali, anche per i giovani lavoratori», spiega Mauro Bortoli, candidato Pd alle regionali.
I dati Istat parlano chiaro: i disoccupati a fine 2009 sono 107 mila in Regione. Tremila in più rispetto all’inizio dell’anno, con un tasso che arriva al 4,8%. L’inversione di tendenza, che aveva visto un calo della disoccupazione fra il secondo e il terzo trimestre del 2009, non viene così confermata. Per capire il peso negativo degli ultimi mesi, utile il confronto con l’estate del 2008, quando le persone senza lavoro erano 64 mila. Una cifra aumentata rapidamente fino ai 104 mila di inizio 2009. Calano anche le persone che hanno un’occupazione: due milioni e 125 mila ad inizio anno, meno dodicimila a fine anno. La popolazione definita come «inattiva», cioè giovani e pensionati, è di oltre due milioni e 640 mila persone. Più di quanti lavorano, con un rapporto squilibrato che pesa sempre di più sul sistema economico regionale. In aumento anche il fenomeno delle persone che - perso il lavoro - rinunciano per scoramento o mancanza di possibilità a trovarne un altro: si calcola che siano 200mila nel territorio veneto. Mentre il prodotto interno lordo rimane negativo, pur segnando una tendenza in risalita, a fare le spese della restrizione del mercato del lavoro sono soprattutto le donne. Il loro tasso di disoccupazione segna infatti un 6,1% contro il 3,9 del corrispettivo maschile. La differenza sta comunque diminuendo: ad inizio anno infatti le due percentuali erano del 7 e del 3, con una distanza di quattro punti. A fine anno la distanza si è quasi dimezzata. Salgono anche le retribuzioni lorde per i lavoratori, ma di pari passo rispetto al costo del lavoro, che va ad incidere sulle imprese costrette quindi a rivalersi in qualche modo sui propri dipendenti.
In altre parole: i salari non riescono ad adeguarsi all’aumento del costo della vita: «Bisogna trovare delle politiche in grado di rilanciare l’occupazione, magari puntando sul turismo e sulle innovazioni nel mondo del fotovoltaico - spiega Bortoli - va rivisto l’intero bilancio regionale».

 

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