| PD, prima il Lavoro |
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Le recenti differenti posizioni espresse dai gruppi dirigenti del Pd sull’accordo di Pomigliano hanno evidenziato tutte le criticità del partito sulle tematiche del Lavoro. A riguardo, è bene ricordare, innanzitutto, che un soggetto politico che non abbia ancora definito la propria collocazione sociale non alcuna possibilità di espandere il suo consenso. Di conseguenza, quando si rinuncia, anche politicamente, a pensare al Lavoro come motore delle trasformazioni sociali, il tasso di democrazia del Paese inevitabilmente si abbassa. Quello che sta accadendo negli ultimi mesi alla Fiat non è tanto la messa in discussione delle pause lavorative, dell’organizzazione della mensa o, più in generale, dei turni di lavoro negli stabilimenti del gruppo: il vero nodo del modello Marchionne è che il lavoratore non viene più concepito come tale, ma diventa un ingranaggio funzionale unicamente al prodotto, proprio come avveniva nella manodopera di ottocentesca memoria. Ad aggravare questo fenomeno si aggiunge la drammatica precarizzazione dell’occupazione che investe soprattutto le nuove generazioni: all’orizzonte si va pericolosamente delineando una nuova “società di ricattati” che, in queste condizioni, risulta impossibilitata a costruire conflitto sociale. Gli effetti di questa tendenza comportano un arretramento generale dell’intera società: dal punto di vista culturale, così come sul piano economico e sul fronte della democrazia reale. In quest’ottica, anche il declino industriale del Paese è senz’altro una spia sintomatica. Sono queste le questioni sulle quali il Partito democratico deve concretizzare la sua politica, comprendendo come proprio il protagonismo politico della Fiom - con una strategia di “arroccamento” sul Lavoro che sta mettendo in difficoltà la stessa Cgil - sia un altro preoccupante segnale di come la politica "progressista" non stia svolgendo a fondo il suo compito. Oggi è necessario che il Pd torni a considerare il Lavoro come valore fondante del partito e come principale leva per il progresso sociale. Senza che i suoi dirigenti perdano tempo, energie e l’ago della “bussola” nei meandri delle polemiche sul ruolo e sulla funzione delle primarie o sul nuovo corso richiesto dai cosiddetti rottamatori. |

















